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Criptovalute: una città degli USA dice no al mining

Criptovalute e mining, sono da sempre al centro di un’aspra polemica, tra detrattori e sostenitori delle nuove monete digitali. Mentre alcuni paesi – come la Cina e la Corea del Sud – si sono già mossi contro il mercato finanziario virtuale, altri mostrano una certa apertura. Tra questi, come caso più recente, troviamo l’Arizona, che potrebbe addirittura introdutte i Bitcoin come metodo di pagamento per le tasse. Ma proprio degli USA arriva una nuova stangata alle criptovalute, eppure niente è come sembra.

Criptovalute: arriva il ban al mining in una piccola città degli USA

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Il consiglio comunale di Plattsburgh (New York) – una piccola cittadina con meno di 20 mila abitanti – ha votato all’unanimità in favore del ban al mining di criptovalute. Il motivo di questa decisione è presto detto: Plattsburgh è in grado di fornire energia elettrica a buon mercato, grazie al suo coinvogimento nella costruzione delle dighe sul fiume St. Lawrence negli anni ’50. E si sa, l’elettricità a basso costo non può che fare gola ai cacciatori di criptovalute.

Secondo quanto riportato dal sindaco Colin L. Read, il mining di Bitcoin costituisce circa il 10% del consumo elettrico di Plattsburgh, costringendo la città… ad acquistare energia elettrica supplementare! Ergo, un provvedimento in questo senso era necessario.

Plattsburgh sancisce il ban ai nuovi arrivati

Comunque, la nuova legge non si configura come un ban totale del mining. Il divieto vige solo per le nuove attività; le compagnie che hanno minato monete digitali finora potranno continuare a farlo, a patto di adeguarsi ad alcuni cambiamenti. Tra questi, un aumento del costo dell’elettricità per questo tipo di attività.


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