Apple dovrà pagare 13 miliardi di euro di tasse

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La Commissione Europea ha stabilito che l’Irlanda ha garantito, tramite il proprio sistema fiscale, aiuti statali a favore di Apple, permettendogli di risparmiare fino a 13 miliardi di euro di tasse. Una cifra che ora dovrà essere recuperata.

I precedenti

Da anni, l’Unione Europea sta tentando di combattere la lotta all’aggiramento della tassazione che le grandi multinazionali praticano tramite lo sfruttamento di escamotage garantiti dalle falle del mercato unico, in particolare il dirottamento di profitti verso paesi con un regime fiscale vantaggioso.

Nei confronti di Apple già diversi Paesi, tra cui l’Italia e l’Australia, avevano aperto indagini ad hoc che hanno, per esempio, portato Roma a negoziare un risarcimento di 318 milioni di euro e che confermano che il problema sia, oltre che europeo, anche presente a livello mondiale. Nuove indagini hanno confermato quanto anticipato nelle scorse ore: le politiche di Dublino hanno permesso all’azienda di Cupertino di pagare appena l’1% di tasse sui profitti generati in Europa nel 2003 e addirittura solo lo 0,005% nel 2014.

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Un’agevolazione che risale addirittura al 1991 e che ruota intorno alle società irlandesi del Gruppo AppleApple Sales International e Apple Operations Europe. Tramite esse, l’azienda di Cupertino avrebbe incamerato in Irlanda quanto incassato anche nel resto dei Paesi del Mercato Unico Europeo.

Le parole dell’UE

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Come spiega il Commissario europeo alla competizione Margrethe Vestager: “Gli Stati membri non possono riservare benefici fiscali a determinate aziende dal momento che tale comportamento costituisce un aiuto di Stato illecito.

Ora, infatti, Apple dovrà restituire 13 Miliardi: la Commissione non può agire in senso strettamente punitivo ma può stabilire il recupero degli aiuti statali illecitamente concessi fino ad un periodo di 10 anni precedenti alla prima richiesta di informazioni sulla questione (nel caso in oggetto, dunque, dal 2013). Pertanto l’Irlanda dovrà recuperare dall’azienda di Cupertino le tasse non pagate fin dal 2003 che ammontano, appunto, a circa 13 miliardi di euro più gli interessi maturati. Tale cifra potrebbe, inoltre, essere spartita fra diversi Stati membri se questi riusciranno a stabilire il legame tra determinati profitti generati da Apple ed i propri mercati.

La risposta di Apple

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La risposta di Apple non s’è certo fatta attendere: non è in realtà una risposta ufficiale, di quella s’incaricheranno gli avvocati, quanto piuttosto un messaggio ai clienti Apple, alla comunità, per usare le parole scelte da Tim Cook. Parole che, sembra, vogliono tranquillizzare chi potrebbe sentirsi tradito da un’azienda che ama e rispetta.

Siamo orgogliosi contribuenti delle economie locali in tutta Europa“, scrive Cook affrontando il tema fiscale. “Siamo diventati il maggior contribuente in Irlanda, negli Stati Uniti e nel mondo. Negli anni abbiamo ricevuto istruzioni dalle autorità fiscali irlandesi su come rispettare la loro legge fiscale: lo stesso tipo di aiuto che può avere qualsiasi azienda che faccia affari sul posto. In Irlanda e in ogni Paese dove opera, Apple rispetta la legge e paga tutte le tasse dovute. La Commissione Europea ha avviato un’azione che vuole riscrivere la storia di Apple in Europa, ignorando la legge fiscale irlandese e modificando la normativa fiscale internazionale”, scrive l’AD di Apple. E poi l’affermazione più forte, secondo cui “non abbiamo mai chiesto, né abbiamo avuto alcun accordo speciale“.

Cook: “l’Irlanda non ci ha chiesto un euro”

Ci troviamo ora nell’insolita condizione in cui ci viene richiesto di pagare tasse aggiuntive retroattivamente, a un governo che sostiene di non avere alcun credito nei nostri confronti oltre a quello che abbiamo già pagato“.

Cook aggiunge un commento su come la Commissione Europea stia interferendo con la legislazione locale, cercando di “sostituirla con ciò che ritiene che sarebbe dovuto essere la legge“. Il dirigente di Apple parla poi di “un colpo devastante alla sovranità degli Stati membri EU riguardo le questioni fiscali” e del “principio di certezza della legge in Europa“.

Cook si avvia alla conclusione citando rischi per l’economia europea, perché dopo questa decisione saranno meno quelli che vorranno creare un’azienda in Europa e aggiunge che Apple è favorevole alle riforme fiscali ma non a quelle retroattive.

Il ricorso è quindi dietro l’angolo.

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